venerdì 25 settembre 2009

Schema mirato di Lettera di Dimissioni



Cari colleghi
oggi ho assunto la decisione di fare un passo indietro.Da alcuni mesi avverto in modo forte che non c’è più la necessaria condivisione del nostro "Progetto" che, con coerenza e serietà, ho cercato di portare avanti in questi anni, grazie anche al grande e decisivo supporto di Voi tutti.Un clima ben diverso da quello che si percepiva anche quando andavamo tutti a cercare le aziende in giro per la Provincia, non avendo nemmeno l’ufficio al Centro per l?impiego.
Momenti in cui si sentiva chiaro l’orgoglio comune di costruire una cosa nuova, e la voglia di accettare una sfida, per un progetto di servizio che aveva di fronte un percorso lungo e difficile, e da più parti ritenuto impossibile.Tutti insieme, da allora, abbiamo fatto tanta strada, e credo che dobbiamo esserne orgogliosi; abbiamo ridato a molti iscritti all Categoria Protetta un lavoro il più possibile adeguato e duraturo, un Ufficio con delle procedure, un Servizio solido e ben gestito, una Responsabile che tutti riconoscono corretta, passionale ed appassionata.Questo è stato possibile prevalentemente perché tutti noi, abbiamo creduto fin dall’inizio che il "Progetto Collocamento Mirato", se fossimo rimasti uniti, l’avremmo potuto realizzare.Vi assicuro che alcuni momenti di grande amarezza, che ho vissuto negli anni passati, sono stati superati proprio grazie al calore che Voi avete sempre fatto sentire a me.Il futuro dovrà essere quello di avere un Servizio sempre meglio organizzato, che abbia, o possa generare, le risorse necessarie per autoorganizzarsi e, allo stesso tempo, guardare ad importanti obiettivi d’inserimento, che sono poi la parte che, giustamente, è più vicina al cuore degli iscritti alle Categorie protette.Per realizzare questo sogno, tenendo conto dei tempi necessari, ciò che più occorre è la fiducia e la convinzione reciproca di tutti noi che questi obiettivi li possiamo raggiungere, e la pazienza e la costanza necessaria per ottenerli; proprio la fiducia è quello che ora ho sentito mancare intorno al Collocamento Mirato; ed è quindi questo che mi ha portato a decidere di prendere una pausa di riflessione nella gestione diretta del Servizio.Del resto progetti così ambiziosi si possono realizzare solo se ci sono enorme fiducia e condivisione forte degli stessi obiettivi e degli stessi principi, altrimenti l’insuccesso, la confusione ed il malumore saranno sempre in agguato, permettendo che sia privilegiata la mia piccola polemica del momento (peraltro spesso anche giusta) e facendo perdere il senso dell’obiettivo finale.Per quanto riguarda l’indispensabile rapporto di fiducia reciproca, con grande franchezza, voglio che voi tutti sappiate che, se si ritiene che ci sia qualcun altro, più adatto di noi a portare avanti questo progetto, si faccia avanti ora e, se avrà le necessarie garanzie per attuarlo, siamo pronti a farci da parte e consegnargli in mano il Servizio se questo è quello che serve. Ma non un giorno alla settimana. Quello che a me sta più a cuore è che questa Servizio raggiunga obiettivi sempre più alti e che tutti quelli che lo sostengono con fede siano soddisfatti e sereni.Voglio cogliere l’occasione per ringraziare ancora una volta tutti quelli che lavorano per il Collocamento Mirato, rassicurandoli che la gestione del Servizio è in ottime mani e sarà portata avanti da chi già la conosce bene.Un abbraccio caloroso alle Colleghe con la C maiuscola che mi hanno sopportato, un gruppo affiatato di professionisti seri e preparati che ringrazio per i grandi risultati finora ottenuti.Un saluto a tutti quelli che vogliono veramente bene al Colocamento Mirato, assicurando loro che la mia passione per questo lavoro non cambierà di una virgola.

Ieri ho fatto il Limoncello.

giovedì 17 settembre 2009

lunedì 7 settembre 2009

Consigli per me stesso.


Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieni buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: hanno anch'essi una loro storia anche se costituiscono un tormento per lo spirito.

Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perchè sempre esisteranno individui migliori o peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti.

Mantieni interesse per la tua professione per quanto umile: essa costituisce un ero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perchè il mondo è pieno d'inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù.: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è pieno di eroismo. Non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l'amore, perchè, pur di fronte a qualsiasi delusione, e aridità, esso resta perenne.

Al di la di una sana disciplina , sii tollerante con te stesso. Perciò stai in pace con il tuo responsabile, qualunque sia il concetto che hai di lui. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questa è pur sempre una professione meravigliosa.

sabato 29 agosto 2009

I sette segreti per vivere felici


Coraggio, finta bontà e pessimismo

"Non siete generosi e dolci? Recitate la parte"
Sette strategie per stare bene con se stessi e scoprirsi in armonia con il mondo. Ecco la ricetta (quasi) infallibile per la felicità.
Basta piangersi addosso, bisogna tirar fuori il coraggio e trovare una vocazione che vada oltre il proprio lavoro. Siate dolci, affettuosi e generosi o, almeno, immedesimatevi in queste emozioni proprio come un attore che si cala nella parte. E non disdegnate il pessimismo: aspettarsi il peggio aumenta le probabilità di raggiungere i propri obiettivi.
1. Siate positivi
"Un atteg­giamento positivo vi rende più belli e più sani, perché favorisce l’abbassamento del­la pressione, minimizza il dolore, riduce l’incidenza delle malattie da raffreddamen­to, oltre a garantire una migliore qualità del sonno. Aumentate il numero di emozio­ni positive nell’arco della giornata, anche se effimere: una tira l’altra, come si suol di­re, e ben presto vi sentirete trascinare da una spirale ascendente di positività. Trova­te un momento di tempo per scoprire il la­to positivo in ogni situazione. Niente pia­gnistei ('Le mie storie finiscono sempre male'), né conclusioni avventate ('Non ce la farò mai a portare a termine questo pro­getto') e basta rimuginare senza sosta. Una qualsiasi distrazione salutare che possa ri­sollevarvi l’umore — una bella corsa o una nuotata — è sempre un’ottima scelta".
2. Siate ambiziosi
Siate coraggiosi. "Le ricerche dimostrano che siamo por­tati a rimpiangere le occasioni mancate mol­to di più delle azioni intraprese. Questo acca­de perché accettiamo più facilmente una mos­sa temeraria anziché un atteggiamento rinun­ciatario, e ci consoliamo ripensando all’inse­gnamento tratto dall’esperienza vissuta. Indu­giamo a soppesare le nostre possibilità quan­do invece dovremmo lanciarci in avanti. So­no infatti le minacce più temute alla nostra felicità — la perdita del lavoro o la fine di un matrimonio — a far scattare in noi le difese psicologiche (che favoriscono le sensazioni felici) molto di più rispetto ai fastidi da poco conto. La conseguenza paradossale è che tal­volta è più facile consolarsi per aver superato una situazione davvero drammatica che non una banale brutta esperienza. Eppure ben di rado siamo pronti a scegliere l’azione, e prefe­riamo optare per il nulla di fatto".
3. Rilassatevi e pensate
Meditate. "La meditazione ci aiuta a gestire più efficacemente la nostra reazione allo stress e a riprenderci più in fret­ta da eventi traumatizzanti. Qui sta la chiave della felicità. In una ricerca, alcune persone con incarichi di lavoro molto stressanti han­no seguito un corso di meditazione per otto settimane e al termine dell’esperimento han­no riferito di sentirsi più felici e di ricordarsi addirittura per quale motivo si appassionava­no al loro lavoro. Prima erano troppo stressa­te per rendersene conto. Anche i principianti possono trarre vantaggio dalla meditazione, ma ci vuol pratica. Ho trascorso una serata con Yongey Mingyur Rinpoche, il lama tibeta­no conosciuto come "l’uomo più felice della terra". Com’è arrivato a tanto? Con l’esercizio costante. Mi sono reso conto che si riprende­va rapidamente da contrasti e dissensi ed è su questa capacità di ripresa che la scienza cal­cola i parametri della felicità".
4. Fatevi del bene
"Dal mo­do in cui ci poniamo di fronte a noi stessi — adottando un atteggiamento benevolo o severo — dipende in larga misura il no­stro benessere, il senso di appagamento e la capacità di far fronte alle difficoltà. Se vi rimproverate qualcosa, fermatevi un attimo, respirate profondamente, ral­lentate i vostri ritmi e cercate di pensare alle vostre qualità migliori, come la gene­rosità, l’affetto, la dolcezza. Non importa che siate davvero dolci, affettuosi o gene­rosi, l’essenziale è che sappiate anche voi immedesimarvi in queste emozioni, co­me un attore che si cala nella parte". E conclude: "In un diario, annotate come si altera il vostro senso di autocritica quan­do eseguite questo esercizio. Solo allora rivolgete l’attenzione al problema da ri­solvere " .
5. Sfruttate i malumori
Sfruttate il pessimismo. "I pessimi­sti stanno sulla difensiva e si aspettano sempre il peggio, sprecando preziose ener­gie mentali a figurarsi come potrebbero an­dar storte le cose. Ma nel far questo, hanno maggiori probabilità di raggiungere i loro obiettivi. È una tattica utile che raccoman­do a tutti. Immaginate che cosa possa an­dar di traverso in una situazione, studian­do accuratamente tutti i dettagli. Se vi sen­tite nervosi all’idea di parlare in pubblico, siate più specifici: che cosa vi spaventa, ar­meggiare con gli appunti o inciampare sui gradini del podio? Allora cercate immagina­re la tappa successiva: se lasciate cadere le carte, temete che qualcuno si metta a ride­re? Grazie a questa strategia, sarete in gra­do di spostare l’attenzione dalle emozioni ai fatti, e rifletterete su come evitare (o af­frontare) eventuali esiti negativi".
6. Trovate la vocazione
"Lavorate di meno, guadagnate di meno, accumulate di meno e dedicate invece più tempo alla famiglia, alle vacanze o altre attività gradevoli. Perseguite i vostri obiettivi ma ricordate: ciò che conta è il cammino, non il risultato. Se il lavoro che svolgete non ha nulla a che vedere con la vostra vocazione, perché non tentate di impostarlo in modo che vi appaia qualcosa di più di un semplice stipendio a fine mese? Se non ce la fate, cerca­tevi un impegno appagante al di fuori dell’am­bito lavorativo. In campo religioso, sociale o politico. Trovate attività che sappiano coin­volgere pienamente la vostra attenzione: can­tare in coro, dipingere, praticare sport. Solo così vi sentirete 'in sintonia' con voi stessi. Tutti abbiamo necessità di dare e ricevere amore, di impegnarci e di sentirci collegati a qualcosa di più grande di noi. Create le condi­zioni ideali e abbiate pazienza".
7. Coltivate l’ottimismo
Mostratevi felici. "Ho scoperto che il tasso di felicità lo possiamo influenzare attraverso il no­stro modo di agire e di pensare. Ho identi­ficato 12 attività che rendono felici, tutte cose che le persone appagate fanno sponta­neamente ". Eccole: esprimete la vostra ri­conoscenza; coltivate l’ottimismo; evitate ogni forma di ossessività per quello che fanno gli altri; siate cortesi, più del norma­le; trovate tempo per gli amici; sviluppate strategie per affrontare le difficoltà; impa­rate a perdonare; appassionatevi a qualche attività e siate pronti a esplorare nuovi orizzonti; gustatevi le gioie della vita; pun­tate sempre verso obiettivi importanti; col­tivate il senso religioso e la spiritualità. E in­fine, fare pratica.
© Guardian 2009 Traduzione di Rita Baldassarre

giovedì 27 agosto 2009

Come costruire i presupposti per lavorare bene insieme


Un gruppo di lavoro è costituito da un insieme di individui che interagiscono tra loro con una certa regolarità, nella consapevolezza di dipendere l’uno dall’altro e di condividere gli stessi obiettivi e gli stessi compiti. Ognuno svolge un ruolo specifico e riconosciuto, basandosi sulla circolarità della comunicazione, preservando il benessere dei singoli (clima) e mirando parallelamente allo sviluppo dei singoli componenti e del gruppo stesso.

Perché un gruppo di lavoro possa evolversi e maturare nel tempo e per permettere una maggiore collaborazione tra i suoi membri ed una loro partecipazione più attiva, è necessario che si passi dalla semplice interazione ad una vera e propria integrazione, affinchè i partecipanti al gruppo possano condividere bisogni ed esigenze. La realizzazione concreta della collaborazione all'interno del gruppo, è poi facilitata dal meccanismo di negoziazione, che permette il confronto e il passaggio dal punto di vista dei singoli individui ad un punto di vista comune e condiviso per realizzare al meglio gli obiettivi previsti.



Sette sono quindi gli elementi chiave che concorrono nella costruzione e nell?evoluzione di un efficace gruppo di lavoro:

Obiettivo
Nessun gruppo di lavoro può essere efficace se l'obiettivo che deve raggiungere non è chiaro e ampiamente condiviso dai suoi membri. L'obiettivo di un gruppo di lavoro efficace deve essere definito in termini di risultato, costruito su dati osservabili e risorse disponibili, espresso in termini chiari, chiarito e articolato in compiti, e infine valutabile. Un obiettivo chiaro e ben esplicitato contribuisce a consolidare la coesione e il senso di appartenenza al gruppo da parte dei suoi componenti e contemporaneamente contribuisce a definire in maniera chiara il rapporto con l'organizzazione, quindi il clima interno.

Metodo Il metodo assume per il gruppo una duplice accezione: da una parte stabilisce i principi, i criteri e le norme che orientano l'attività del gruppo, dall'altra richiama le modalità di organizzazione e strutturazione efficace dell'attività stessa. Un buon metodo di lavoro da sicurezza al gruppo e permette un miglior utilizzo nell'uso e nella gestione delle risorse disponibili.

Ruolo Il ruolo rappresenta la parte assegnata a ciascun membro del gruppo in funzione del riconoscimento delle sue competenze e capacità; esso racchiude poi anche l'insieme dei comportamenti che ci si attende da chi occupa una certa posizione all'interno del gruppo stesso. Fondamentale per un efficace sistema di ruoli è la qualità della comunicazione interna al gruppo stesso perché un suo corretto funzionamento permette che si realizzi corrispondenza tra attese e richieste dei singoli e prestazioni e comportamenti del gruppo.


Leadership La leadership è la variabile di snodo tra le variabili di tipo strutturale, quali obiettivo, metodo e ruoli, e variabili di tipo processuale, quali clima, comunicazione e sviluppo. Il leader si definisce in primo luogo come un professionista di relazioni, anche se non esiste "il buon leader" per antonomasia, ma piuttosto si dovrebbero definire delle funzioni di leadership efficacemente svolte e ruoli di leader ben negoziati e definiti. E' inoltre importante che la funzione di leadership sia quanto più possibile circolare e diffusa a seconda degli obiettivi e dei compiti del gruppo nelle diverse occasioni. Questo significa che esisterà un leader istituzionale, che è quello individuato dall'organizzazione e che avrà la responsabilità e l'autorità del ruolo formalmente affidatogli, ma che proprio grazie ad essi, questo leader avrà la facoltà di scegliere i leader situazionali di volta in volta più idonei al perseguimento degli obiettivi del gruppo stesso. Dunque egli avrà il compito di individuare, sulla base della conoscenza delle competenze degli altri membri del gruppo, quelle persone che di volta saranno più idonei ad affiancarlo e a cui potranno essere delegati compiti e funzioni necessari per il buon funzionamento del gruppo stesso.

Comunicazione La comunicazione è il processo chiave che permette il funzionamento del lavoro di gruppo poiché permette lo scambio di informazioni finalizzato al raggiungimento dei risultati. Tuttavia essa orienta ed è a sua volta orientata dal sistema di relazioni e ruoli presenti nel gruppo stesso.
Essa presuppone tre livelli:
- uno interattivo, che va a impattare sulla struttura relazionale del gruppo;
- uno informativo, che è relativo allo scambio e all'elaborazione di materiali e conoscenze inerenti il lavoro;
- uno trasformativo, che concerne gli scambi che producono il cambiamento.
Il processo comunicativo diventa anche il luogo di verifica del linguaggio del gruppo e la definizione del codice.

Clima Il clima consiste nell'insieme degli elementi, delle opinioni, delle percezioni dei singoli membri rispetto alla qualità dell'ambiente del gruppo e della sua atmosfera. Una buona percezione del clima si attua quando c'è un giusto sostegno e calore nel gruppo, i ruoli dei singoli sono riconosciuti e valorizzati, la comunicazione è aperta, chiara e fornisce feedback accettabili sui comportamenti delle persone e sui risultati conseguiti dal gruppo. Una leadership partecipativa e gli obiettivi opportunamente calibrati alle capacità del gruppo sono tra i fattori che maggiormente influenzano il clima.

Sviluppo Questa variabile identifica la costruzione del sistema di competenze del gruppo di lavoro e parallelamente la crescita del sistema delle competenze individuali. I due processi dovrebbero portare da una parte allo sviluppo del singolo all'interno del gruppo e dall'altra alla creazione all'interno del gruppo di un sapere condiviso e diffuso e alla capacità di lavorare in modo efficace.

sabato 20 giugno 2009

Occorre sapere molto di Kublai kan e molto di Marco Polo


Progetto "Ponte dei Sospiri"

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.

- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?- chiede Kublai Kan.

- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, - risponde Marco, - ma dalla linea dell’arco che esse formano.

Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: - Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.

Polo risponde: - Senza pietre non c’è arco.

In poche righe l’intero problema della progettualità, del modo con cui si creano cose nuove. Il ponte è un insieme di pietre, ma allo stesso tempo non è un insieme di pietre. Ciò che fa di un ponte un ponte è la stabilità, che deriva dall’organizzazione o dall’ordine con cui le pietre sono poste. In questo senso ha ragione Kublai Kan a chiedere che si parli dell’arco e non delle pietre. Ma allo stesso tempo l’arco è la forma, l’ordine, l’organizzazione che si possono imporre agli elementi materiali e si realizza solo in questi. Quindi ha anche ragione Marco Polo.

Questa distinzione è all’origine di ogni possibile innovazione. Innovare significa imporre agli elementi materiali, alle pietre, nuove forme e nuovi ordini. Per creare novità occorre un pensiero che tenga insieme la materia e la forma, la struttura fisica e le funzioni. Occorre sapere molto delle pietre ma anche saper ragionare in modo astratto, alla ricerca di tutti i possibili modi per realizzare l’ordine che rende stabile l’arco di pietre del ponte. Ciò resta vero sia nella innovazione tecnologica, che si occupa di oggetti materiali, sia in quella organizzativa, culturale, sociale.

Occorre sapere molto di Kublai Kan e molto di Marco Polo.


Innovare significa anche buttare giù dal Ponte .... prima che il Carrarmato faccia il suo dovere!

domenica 31 maggio 2009

Albo del Mediatore Professionale Incrocio Domanda Offerta Categorie Protette di cui alla Legge 68/99




Idoneità alla professione
Un mediatore professionale, in linea di massima, è genericamente idoneo ad esercitare l’attività quando tra le sue caratteristiche umane ha ben evidenziate e prevalenti le seguenti:


  1. Capacità di integrazione con i colleghi e con la Struttura.
    Adattabilità alle persone, all’ambiente, alle circostanze.
  2. Resistenza fisica e morale, perché l’attività di incrocio Domanda offerta comporta impegno fisico e permanente tensione.
  3. Facoltà di autocontrollo, indispensabile per gestire il continuo contatto con persone diverse tra loro spesso scarsamente comprensive.
  4. Facoltà di autocritica, poiché, operando prevalentemente in situazioni di autonomia operativa è indispensabile che il mediatore sia capace di autocontrollarsi, rilevare i propri errori e quindi migliorarsi.
  5. Senso di responsabilità, particolarmente necessario in chi opera al di fuori di un costante e diretto controllo, con ampia facoltà decisionale, in piena autonomia.
  6. Senso della disciplina. La libertà rispetto alla disciplina cui sono sottoposti i mediatori professionali, deve acuire e non sminuire il dovere di osservare norme di comportamento e standard di produttività in linea con gli obiettivi aziendali.
  7. Idoneità ai contatti umani che contemperino estroversione, cordialità, spostandosi dal piano superficialmente emotivo (amico dell’utente/ azienda) a quello razionale (utilità reciproca) e motivante ( consulenza cliente /azienda).
  8. Facilità di analisi e di sintesi che gli consentono di centrare l’essenza dei problemi e di prendere rapide decisioni.

venerdì 29 maggio 2009

mercoledì 13 maggio 2009

Bilancia da laboratorio


I laboratori dovrebbero essere organizzati solo con persone del segno della Bilancia.
La Bilancia segna l’equinozio d’autunno, momento di equilibrio delle forze della natura, stagione delle sfumature, dei colori delicati. Segno dunque di armonia, di conciliazione degli opposti. Il simbolo grafico che lo rappresenta corrisponde al geroglifico egizio che indicava l’equilibrio. L’immagine presenta la bilancia, a volte tenuta da una figura femminile, simbolo di giustizia, del senso della misura e dell’equilibrio. Nel ciclo evolutivo umano la Bilancia indica il passaggio dall’esperienza individuale a quella sociale, è l’Io che incontro l’Altro. Come processo psichico è la capacità di relazione, in cui la personalità si armonizza e si integra con quella altrui.
Le migliori potenzialità del segno si esprimono nei Laboratori. L’esigenza di rapportarsi agli altri, di stabilire un’intesa armoniosa è il motivo di fondo della vita dei nati sotto il segno della Bilancia.
I requisiti conferiti da Venere attirano intorno a loro simpatia e benevolenza: come non apprezzare infatti il loro fascino, la gentilezza di modi, la diplomazia e la delicata sensibilità con cui si accostano agli altri? Lo spirito conciliante e l’innata armonia interiore si uniscono poi a un vivo, profondo senso di giustizia, che li rende molto obiettivi nelle loro valutazioni e alquanto liberi dai condizionamenti dell’emotività.

lunedì 4 maggio 2009

Il Piano Influenza...


La prima fase del Piano marketing che i Centri provinciali per l'impiego hanno messo a punto con l’obiettivo di incrementare il numero di “aziende clienti”.Le aziende apprezzeranno moltissimo l'approccio con il quale entreremo in contatto con loro, che prevederà innanzitutto di ascoltare e capire i bisogni, prima ancora di proporre qualsiasi tipo di servizio o collaborazione. Quando parliamo di imprese, infatti, parliamo per prima cosa di organizzazioni e quindi di rapporti fiduciari che si vanno a costruire con l’approccio diretto. A poco valgono i messaggi pubblicitari se poi le persone non le incontri personalmente e non le spieghi chi sei, cosa fai e perché lo stai facendo.
In termini assoluti le visite produrranno un aumento di aziende che si rivolgeranno a noi, ma soprattutto conosceremo i loro bisogni e di far conoscere le grandi potenzialità dei Centri per l’impiego, che a differenza delle agenzie private, hanno il dovere di porsi sul mercato non come semplici fornitori di servizi, ma come partners competenti in grado di stare al fianco delle aziende e contribuire a risolvere i problemi.
Nel campione di imprese da visitare sono entrati tutti i settori merceologici che più caratterizzano l’imprenditoria locale, con un occhio di riguardo per le aziende che hanno movimentato un maggior numero di lavoratori nell’arco degli ultimi 18 mesi. La nostra mission risponde ad un obiettivo globale che attiene al miglioramento dell’incrocio domanda/offerta per favorire da un lato le imprese e dall’altro i lavoratori. Questo intento, che tiene in grande considerazione i bisogni delle imprese per costruire con loro un dialogo su misura, sarà molto apprezzato e chi ancora non ci conosce si mostrerà subito disponibile a provare i nostri servizi.
Il sito web sarà uno strumento che se ben usato avrà enormi potenzialità nei confronti delle imprese.
Il Marketing territoriale per i centri per l'impiego partirà sul territorio con la promozione dei servizi
Un centro per l'impiego più agile, meno burocratico e più vicino all'utenza.
Da questo punto di vista la scommessa è quella di dare servizi e risposte in tempi ragionevoli.
Il centro per l'impiego uscirà quindi dal suo guscio per andare nel territorio ad incontrare i suoi “clienti” fidelizzandoli, promuovendo e “vendendo” i propri servizi come in una vera azione di marketing.

Questo progetto intende cogliere due obiettivi fondamentali
Il primo migliorare il livello di conoscenza e di promozione di servizi integrati del centro per l'impiego, fornendo alle imprese una migliore conoscenza dei nostri servizi.
Il secondo obiettivo lo approfondiremo nel laboratorio.

mercoledì 29 aprile 2009

Laboratorio mortale



Quando un virus sconosciuto comincia a mietere vittime negli Stati Uniti, l’agente segreto Jon Smith entra in azione per rintracciare la fonte del contagio ed isolarla in modo da impedire la morte di milioni di persone. Sarà una corsa affannosa contro il tempo che porterà Smith ad indagare ai vertici del potere e a scoprire verità inimmaginabili…
Le morti, in tre diversi punti degli Stati Uniti, di una ragazzina, un barbone e un militare presentano gli stessi inquietanti sintomi.La biologa Sophia Russel, preoccupata che un nuovo virus possa causare un'epidemia, avvia una indagine accurata ma viene subito uccisa. Jon Smith, con l'aiuto di un gruppetto di amici, cerca di trovare una spiegazione all'improvvisa morte di Sophia, la sua fidanzata. Scopre che le è stato iniettato lo stesso virus mortale che stava studiando e che l'infezione non è affatto sconosciuta: aveva già colpito, dieci anni prima, durante la Guerra del Golfo. La sua indagine, insidiosa e piena di pericoli,e una drammatica lotta contro il tempo che lo porterà fino in Iraq, mentre nel resto del mondo le morti misteriose continuano a moltiplicarsi...
UN ASSAGGIOMercoledì 22 ottobre, ore 17.32Washington, D.C.Secondo gli ultimi calcoli, vi erano stati circa un milione di decessi in tutto il mondo. Tragicamente, centinaia di milioni di persone presentavano i sintomi di un forte raffreddore che si poteva considerare la prima avvisaglia del virus mortale al quale nessuno era stato ancora in grado di assegnare un nome scientifico. L'isterismo galoppava attraverso i continenti, come i quattro cavalieri dell'Apocalisse. Negli Stati Uniti gli ospedali erano gremiti di persone ammalate e spaventate, e la mancanza di fiducia nel futuro aveva impresso al mercato azionario una flessione del cinquanta per cento, una percentuale catastrofica.
QUI NON C'ENTRANO I SUINI

mercoledì 22 aprile 2009

Al via il progetto Laboratori Garnier


Prenderà il via Il ciclo di seminari, attuato dal Nostro Ente per promuove le pari opportunità tra gli operatori del settore.
Le attività formative previste dal progetto denominato Garnier a causa del finanziamento avuto in parte dall’azienda di profumi, prevede lo svisceramento delle pratiche di conciliazione tra operatori che normalmente si guardano in cagnesco.
Prevede anche azioni di “Accompagnamento ai Servizi Igienici”. in un intervento sociale indirizzato alla ricerca–azione atta a stimolare la cultura della Collaborazioni negli uffici della Pubblica Amministrazione.
I seminari, gratuiti a cui però si è liberi di non partecipare, sono destinati a donne e uomini, non sono previsti requisiti particolari di competenza o d’intelligenza.
Essi faciliteranno un percorso autoimprenditorialità attraverso un percorso didattico-esperenziale che ripercorrerà l’autostima e la motivazione personale, i limiti e le risorse del proprio ufficio, il fare imprenditoriale e le pratiche di conciliazione vita-lavoro. Per maggiori informazioni e iscrizioni inviare una e-mail

domenica 19 aprile 2009

Intanto un saluto ai nostri beneamati Tutors Didattici e buon lavoro.



Dal modo con il quale agevoleranno i lavori dei nostri laboratori in seduta plenaria, dipenderà la buona riuscita di questa splendida iniziativa formativa. I Tutors didattici avranno l'onere onore di affiancare noi operatori soprattutto nella fase individuale dell'igiene personale, inoltre provvederanno alla gestione delle relazioni fra noi operatori che normalmente ci guardiamo in cagnesco.

L'effettuazione del monitoraggio e della valutazione degli apprendimenti e della validità dell'attività formativa, dipenderà soprattutto dalla nostra acquiescenza alla terapia.

Sono sicuro che alla lunga ci sentiremo implementati!